Pubblicato da: sosatitech | 1 dicembre 2010

Atitech venduta per 10€, e gli investimenti inesistenti

L’ultima puntata di Report di Domenica scorsa ritorna sulla questione Alitalia Cai, i giornalisti della trasmissione d’inchiesta nuovamente attivi, riprendono il discorso dove lo avevano lasciato e ci mostrano la situazione dopo circa una anno.

Nello specifico si parla di Atitech come potrete vedere nel seguente video (dal minuto 9.10), si sottolinea che è stata rilevata da Gianni Lettieri per 10 € e che furono promessi all’epoca investimenti per circa 12 Milioni di €, ma ad oggi nemmeno 1€ è stato investito, mentre restano centinaia di dipendenti in cassa integrazione e molti altri problemi, come potete apprendere da questo blog.


Risposte

  1. A proposito di investimenti .La nuova proprietà fa sverniciare e verniciare aerei non rispettando le leggi in materia. Ha promesso da tempo la sistemazione l’adeguamento della struttura in questione ma al momento questa operazione si fà come neanche l’ultima carrozzeria di auto napoletana la farebbe. Tutto ciò danneggia la salute dei lavoratori che fanno questa lavorazione e l’ambiente. Il tutto succede con il silenzio di chi dovrebbe incalzare l’azienda a fare investimenti e salvaguardare salute ed l’ ambiente dei lavoratori.

  2. Sequestrati due Md 82 Angola sott’accusa

    Sono fermi in custodia presso gli hangar di Atitech due aerei “Md 82″ comprati dalla società angolana ServisAir da Alitalia. ” l’epilogo di una vicenda salutata inizialmente con successo e poi terminata con un provvedimento di sequestro disposto dal Tribunale di Napoli venerdì scorso. Protagonista della vicenda è Emilio Mendes Dias Cerejo, consulente aeronautico, titolare di uno studio professionale denominato “Emc” (dalle iniziali del suo nome) con sede in Florida. Nel 2009 Cerejo viene incaricato dalla compagnia aerea angolana (a capitale privato) ServisAir di ricercare per conto della stessa degli aeromobili usati da poter acquistare a buon prezzo, per essere utilizzati nella propria attività di trasporto aereo in Angola. A seguito di tale autorizzazione, Alitalia tratta la vendita degli aeromobili a ServisAir direttamente con l’intermediario. Il 17 novembre 2009 ServisAir compra quattro aeromobili da Alitalia. Gli aerei vengono portati in Atitech per gli interventi di manutenzione. ” a questo punto che nascono i problemi. Pochi mesi fa Servisair inizia a manifestare le prime difficoltà nei pagamenti da effettuare ai vari fornitori, inclusi Atitech, Alitalia, “Ames” (società austriaca esperta nel conseguimento della documentazione comprovante la navigabilità degli aeromobili ai fini dell’esportazione), le cui fatture, per un totale di oltre 37mila euro, vengono pagate dallo stesso Cerejo su specifica richiesta dell’amministratore delegato di Servisair. Il 2 luglio scorso, dopo che Atitech aveva consegnato a Servisair due dei quattro aeromobili, la compagnia angolana comunica di aver sospeso tutti i voli per una non meglio precisata “forza maggiore”. A questo punto Cerejo, dopo inutili tentativi di essere rimborsato per circa due milioni di euro, assistito dagli avvocati Alessandro Biamonte, Salvatore Vitale, Franco Iadanza e Alfredo Iadanza Lanzaro, decide di rivolgersi al Tribunale di Napoli, che venerdì scorso sottopone a sequestro i due “Md 82″ custoditi in Atitech. Per il 20 dicembre è prevista un’udienza. “Si tratta – commenta l’avvocato Biamonte – di un provvedimento che si caratterizza per la assoluta novità nel panorama giuridico – commerciale, oltre che per la rilevanza sul piano del trasporto aereo extra Ue”.
    S. M.

  3. Sono fermi in custodia presso gli hangar di Atitech due aerei “Md 82″ comprati dalla società angolana ServisAir da Alitalia. ” l’epilogo di una vicenda salutata inizialmente con successo e poi terminata con un provvedimento di sequestro disposto dal Tribunale di Napoli venerdì scorso. Protagonista della vicenda è Emilio Mendes Dias Cerejo, consulente aeronautico, titolare di uno studio professionale denominato “Emc” (dalle iniziali del suo nome) con sede in Florida. Nel 2009 Cerejo viene incaricato dalla compagnia aerea angolana (a capitale privato) ServisAir di ricercare per conto della stessa degli aeromobili usati da poter acquistare a buon prezzo, per essere utilizzati nella propria attività di trasporto aereo in Angola. A seguito di tale autorizzazione, Alitalia tratta la vendita degli aeromobili a ServisAir direttamente con l’intermediario. Il 17 novembre 2009 ServisAir compra quattro aeromobili da Alitalia. Gli aerei vengono portati in Atitech per gli interventi di manutenzione. ” a questo punto che nascono i problemi. Pochi mesi fa Servisair inizia a manifestare le prime difficoltà nei pagamenti da effettuare ai vari fornitori, inclusi Atitech, Alitalia, “Ames” (società austriaca esperta nel conseguimento della documentazione comprovante la navigabilità degli aeromobili ai fini dell’esportazione), le cui fatture, per un totale di oltre 37mila euro, vengono pagate dallo stesso Cerejo su specifica richiesta dell’amministratore delegato di Servisair. Il 2 luglio scorso, dopo che Atitech aveva consegnato a Servisair due dei quattro aeromobili, la compagnia angolana comunica di aver sospeso tutti i voli per una non meglio precisata “forza maggiore”. A questo punto Cerejo, dopo inutili tentativi di essere rimborsato per circa due milioni di euro, assistito dagli avvocati Alessandro Biamonte, Salvatore Vitale, Franco Iadanza e Alfredo Iadanza Lanzaro, decide di rivolgersi al Tribunale di Napoli, che venerdì scorso sottopone a sequestro i due “Md 82″ custoditi in Atitech. Per il 20 dicembre è prevista un’udienza. “Si tratta – commenta l’avvocato Biamonte – di un provvedimento che si caratterizza per la assoluta novità nel panorama giuridico – commerciale, oltre che per la rilevanza sul piano del trasporto aereo extra Ue”.
    S. M.

  4. LUGANO – Il suo nome è Nicola Squillace, ha costituito da alcuni anni tre trust in Ticino, Bellus Trust, Lion Trust e Yoda Trust.

    L’avvocato Squillace siede nel consiglio di amministrazione di Finmeccanica, il gruppo italiano che da mesi è al centro di un’importante inchiesta giudiziaria da cui, oltre a tangenti, fondi neri e conti svizzeri, è emersa anche la pista della frode fiscale. I trust, costituiti prima di arrivare ai vertici del grosso gruppo italiano, a favore di figli, moglie e fratelli.

    Di singolare ci sarebbero ben più di un particolare, ma soprattutto – come riporta oggi Il Caffè – quello riguardante Yoda Trust, amministrato, in qualità di trustee, da Sergio Pezzati, commercialista luganese arrestato nel luglio all’aeroporto newyorkese con l’accusa di riciclaggio per conto di una noto gruppo della ‘ndrangheta calabrese.

    Questo chiaramente non è sufficiente per mettere in cattiva luce l’avvocato di origini calabresi trapiantato a Milano dove tra l’altro ha fatto una carriera ragguardevole, resta singolare però il fatto che dei tre trust, oltre Yoda, gli altri sembrino scatoloni vuoti con dentro una manciata di società con sede a Lugano o Italia, altrettanto vuote.

    Due di queste, la Falcon e la Eagle, però rimanderebbero ad un gruppo più importante, quello di Eurinvest, a cui si affianca IesMed che assieme a Finmeccanica e Alitalia-Cai ha rilevato un’importante società specializzata nella manutenzione di aerei, l’Atitech. Ora, da IesMed, il cui presidente era fino a luglio proprio Squillace, è nata Meride, nuova società quotata in borsa. Il 6,9% di Meride è però controllato da Yoda Trust che come abbiamo detto ha come trustee (amministratore negli interessi dei beneficiari che sono proprio moglie e figli di Squillace) Sergio Pezzati.

    Al momento non vi sono nessi tra queste ramificazioni societarie e i problemi di Finmeccanica, ma appare evidente come la presenza del commercialista luganese, da circa 5 mesi detenuto in Italia, sia, all’interno degli affari della famiglia Squillace, quantomeno scomoda.

    Cantone

  5. Più di dieci milioni: a tanto ammontano gli investimenti pronti per il 2011 per l’Atitech. In pista il bacino di verniciatura degli hangar di Capodichino, l’aggiornamento del sistema informatico dell’azienda e l’installazione di un sistema di pannelli fotovoltaici per il rifornimento energetico. E in più un piano ambizioso: definire un project financing con un altro operatore privato che permetta la costruzione di un hangar per velivoli di lungo raggio, ovvero quelli che hanno un’apertura alare di più di 60 metri, tipologia di aerei sulla quale l’Atitech attualmente non è in grado di lavorare. Ciò in attesa di definire se l’investimento sarà effettuato presso le strutture in dismissione dell’Alitalia presso l’aeroporto di Fiumicino, presso l’area di sviluppo dello scalo di Brindisi oppure, come desiderano le istituzioni locali, sempre presso l’aeroporto di Capodichino.
    Ad annunciare i piani di sviluppo dell’Atitech sono Giovanni Lettieri, presidente di Meridie, la società d investimenti che controlla Atitech, e Roberto de’ Pompeis, amministratore delegato, nel corso di una conferenza stampa per fare un primo bilancio ad un anno dalla privatizzazione dell’azienda napoletana per la manutenzione di aerei. Ospite Stefano Caldoro, presidente della giunta regionale della Campania, istituzione che si è prima impegnata nel passaggio dell’azienda dalla gestione pubblica a quella privata, e che ora collabora con questa per i corsi di formazione professionale per le maestranze (23 mila ore nel 2010, 110 mila programmate per l’anno venturo).
    Nel futuro di Atitech c’è ancora un’altra sfida: ampliare il portafoglio di clienti e collocarsi stabilmente nel mercato europeo. La società eredita una situazione in cui l’unico grande committente era l’Alitalia, al punto che al 2009 la compagnia di bandiera italiana era la beneficiaria del 90 per cento dei lavori svolti a Capodichino. Dal 2010 si è iniziato ad estendere il raggio ad altre grandi compagnie (come la Mistral Air e la Windjet), riducendo le commesse Alitalia al 73 per cento. Per l’anno venturo si conta di arrivare al 55. Al contempo il management Atitech guarda oltre confine, stringendo accordi con la Olympic Air, compagnia di bandiera greca, e proponendosi di divenire punto di riferimento dell’area del Mediterraneo. “Qui però il gioco si complica – confida Roberto de’ Pompeis – perché si tratta di vincere la competizione da un lato di società come la Lufthansa tech, grandi gruppi noti per la qualità dei servizi, e dall’altro di aziende dell’est Europa o del nord Africa – continua – in grado di praticare un pricing minore e di batterci sui costi”.
    “Credere nell’Atitech è stato raccogliere una sfida – afferma Giovanni Lettieri – e il fatto che l’anno passato siamo partiti con investimenti da 12 milioni di euro per una società dal capitale sociale di 50 testimonia che c’era bisogno di grande coraggio”. A spingere l’imprenditore napoletano a impegnarsi nell’iniziativa è stato, come lui stesso confida, “la consapevolezza dell’importanza di salvare un’eccellenza napoletana in un momento di crisi quale quello che stiamo vivendo”. Sulla stessa lunghezza d’onde il presidente Caldoro, il quale ricorda che “il segreto della qualità dell’azienda e della sua rinnovata produttività è nella preparazione delle maestranze, specializzate per lavorare in un settore complesso come l’aeronautica”.
    Se Atitech vanta un aumento della produttività che lo porta a chiudere l’anno in corso con un utile di 36 milioni di euro, riconoscono i dirigenti, lo si deve anche alle trasformazioni del contratto lavorativo: niente settimana corta, abolita la pausa pranzo (con orari per i dipendenti scritti in modo che questi o escano in tempo per pranzare a casa, o prendano servizio nell’immediato dopo pasto), accettati decurtamenti dello stipendio. “Abbiamo fatto pacificamente e a tavolino – racconta Massimo D’Apuzzo, del sindacato di base Usb – quella che adesso Marchionne chiama rivoluzione. Ci aspettiamo che la dirigenza sappia premiare i sacrifici e la disponibilità dei lavoratori”. “C’è bisogno – continua Giovanni Aruta, Cisl – di un meccanismo meritocratico che sappia valorizzare chi più si impegna e ben opera”.

  6. Questo attivo è in grande contraddizione con la situazione dei tanti cassintegrati che ancora oggi restano a casa. Tutto solo per il massimo profitto. La ripresa c’è ed è solo per gli imprenditori non per i lavoratori. Speriamo che il 2011 porti buoni propositi da parte della proprietà e dei sindacari verso i cassintegrati!!!!

  7. C’è molto fumo nelle dichiarazioni fatte dai dirigenti della società che ha prelevato atitech. In realtà non un euro d’investimento è uscito ad oggi ed uscirà domani dalle casse della società in oggetto. Ed il servizio di rai 3 della Galbanelli ne è la prova ed inoltre la presenza del governatore della Campania in Atitech ha un significato specifico ossia” che tutti i futuri investimenti saranno fatti con denaro pubblico”. Altro che credere nel progetto di sviluppo di Atitech da parte di Meridie . L’arrosto al momento è solo per la società in questione che approfitta del denaro pubblico in nome di uno sviluppo d’azienda che non trova riscontri nella realtà. Tutto quest’anno ad es. gran parte del personale lo passerà tra corsi di formazione e cassaintegrazione . L’attuale società pensa solo a sfruttare il momento buono paventando un rilancio di atitech che non c’è in quanto anche per quanto riguarda le commesse nuove tanto sbandierate sono di pessima qualità. E la vicenda servair lo dimostra. Se ci sono utili attualmente sono dovuti ai contratti garantiti con alitalia assicuratosi in sede governativa ed alla professionalità del personale che tra l’altro non ha ricevuto un’euro di premio per tutto ciò.. Per il resto meridiè è solo una società che sfrutta il momento ed il denaro pubblico portando di questo passo ad un’ulteriore deriva un’altra buona azienda napoletana.


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